martedì 21 febbraio 2017

Alperia punta sull'elettrico: nasce "Alperia Smart Mobility"

Fonte: ecomotori.net
Alperia intende assumere il ruolo di propulsore della mobilità elettrica in Alto Adige ed Consiglio di gestione di Alperia SpA ha deliberato l’istituzione di una società che si occuperà esclusivamente del tema mobilità elettrica: Alperia Smart Mobility.

“Vogliamo fornire un contributo concreto nel rendere la mobilità in Alto Adige più ecosostenibile e più efficiente per quanto riguarda il consumo di carburanti, promuovendo così il passaggio dalle energie fossili alle fonti energetiche rinnovabili disponibili sul territorio”, così il Presidente del Consiglio di gestione di Alperia SpA Wolfram Sparber. E’ noto che un terzo dell’intera energia altoatesina viene impiegata nei trasporti, che attualmente si appoggiano quasi per intero su fonti energetiche fossili.

domenica 19 febbraio 2017

Class action, la sentenza di inammissibilità non pregiudica una nuova azione collettiva di altri consumatori

Si continua a parlare di azione collettiva nei tribunali, anche se questo istituto di tutela dei consumatori non riesce a trovare fortuna nel nostro paese.

Abbiamo già trattato la questione nel blog, tracciando i caratteri principali e le difficoltà incontrate in questi anni (vedi), dove solo alcune azioni collettive sono arrivate sino alla decisione di merito.

La maggior parte delle azioni avviate dalle associazioni dei consumatori, infatti, sono state dichiarate non ammissibili perché contrarie a quanto previsto dall'art. 140 bis del Codice del Consumo.

E' noto, infatti, che il giudice prima di valutare nel merito l'azione proposta da un gruppo di persone (ad esempio, consumatori) è chiamato a valutare se la domanda collettiva sia ammissibile, ossia  presenti tutti i presupposti per essere decisa nel merito, tra i quali anche il suo carattere di tutela della "classe", cioè degli interessi collettivi e non solo quelli del singolo che avvia la causa. E molte delle azioni collettive non sono riuscite a superare questo scoglio, con conseguente inammissibilità. 

Una delle questioni più dibattute negli ultimi anni era (ed è tuttora) la possibilità da parte di altri consumatori di poter riproporre una class action quando il giudice di merito ha già dichiarato inammissibile in precedenza l'azione collettiva.

La Corte di Cassazione, risolvendo un contrasto giurisprudenziale creatosi e con il  fine di rendere chiaro il punto, ha ricostruito l'istituto dell'azione collettiva e ribadito che la dichiarazione di inammissibilità impedisce a coloro che hanno proposto la domanda collettiva di rivolgersi ancora al giudice per ottenere il medesimo provvedimento.

Operata tale doverosa premessa, il giudice di legittimità ha invece ritenuto legittima la  possibilità da parte di altri consumatori di poter avanzare una azione collettiva per chiedere la tutela rispetto al rapporto giuridico già oggetto di sentenza di inammissibilità, in quanto come spiega la Cassazione Le considerazioni sin qui svolte consentono anche di affermare che l'azione di classe dichiarata inammissibile non è riproponibile dai medesimi soggetti che la hanno proposta o hanno ad essa aderito. In proposito, appaiono condivisibili le argomentazioni svolte nell'ordinanza di rimessione, nel senso che la dichiarazione di inammissibilità non può essere considerata priva di effetti. Se è vero, infatti, che la cognizione del tribunale o della corte d'appello in sede di reclamo è caratterizzata da sommarietà, è altrettanto vero che una valutazione di inammissibilità è stata effettuata dal giudice competente all'esito di una cognizione che può spingersi anche ad esaminare profili di merito della pretesa azionata (la sua manifesta infondatezza). Predicare la riproponibilità della medesima azione da parte dei medesimi soggetti destinatari della statuizione di inammissibilità appare inoltre contrastante con l'esigenza di non reiterare l'esercizio della giurisdizione in relazione al medesimo oggetto da parte dei medesimi soggetti.

Tuttavia, il Collegio ritiene che alla detta conclusione non possa pervenirsi in termini assoluti. Invero, se si considera che la "classe" è per definizione composta da una pluralità indistinta di soggetti, non può ritenersi che la dichiarazione di inammissibilità dell'azione proposta da un comitato o da un'associazione per conto di alcuni soggetti abbia una efficacia preclusiva della possibilità di ricorrere a quel mezzo di tutela processuale anche per tutti gli altri appartenenti alla classe, ai quali la intervenuta dichiarazione di inammissibilità non sarebbe opponibile, essendo essi rimasti estranei alla precedente iniziativa giudiziaria. Orienta in questo senso il rilievo che, ai sensi dell'art. 140 bis, comma 9, con l'ordinanza con cui ammette l'azione il tribunale fissa termini e modalità della più opportuna pubblicità, ai fini della tempestiva adesione degli appartenenti alla classe. La possibilità di adesione all'azione è quindi condizionata all'ammissibilità dell'azione stessa, nel mentre la dichiarazione di inammissibilità della stessa finirebbe con il precluderne la proponibilità nei confronti di coloro che non hanno proposto l'originaria azione o non hanno alla stessa aderito nella sua fase iniziale.


Deve, quindi, ritenersi che la dichiarazione di inammissibilità dell'azione di classe non pregiudichi la proponibilità di altra azione di classe da parte di soggetti diversi da quelli per i quali è intervenuta la dichiarazione di inammissibilità.


Peraltro, una volta che, in ipotesi, la nuova azione di classe dovesse essere dichiarata ammissibile, si riapre la possibilità, per chi fosse stato destinatario di una dichiarazione di inammissibilità e non abbia, successivamente a quella dichiarazione, proposto la domanda risarcitoria in via individuale come pure, per le ragioni suesposte, deve ritenersi possibile - di aderire alla azione di classe nel termine indicato dal tribunale ai sensi del citato comma 9 dell'art. 140-bis.".

Qui di seguito, l'interessante provvedimento della Cassazione.

sabato 18 febbraio 2017

Arriva il decreto salva risparmio

Non sappiamo quanto potrà essere di aiuto ai risparmiatori rimasti coinvolti nelle vicende bancarie degli ultimi anni, da Etruria a Popolare di Vicenza passando attraverso MPS), ma è divenuta legge dello stato la recente proposta (o meglio disegno) portato al vaglio delle camere.

La Camera dei Deputati, infatti, ha dato  approvazione definitiva al disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237.
Il provvedimento, già approvato dal Senato, introduce una serie di disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio sia dal punto di vista delle banche che da quello dei risparmiatori/investitori.


Di seguito, potete leggere il testo del disegno di legge trasmesso dal Senato l’8 febbraio 2017 e che verrà pubblicato Gazzetta Ufficiale delle Repubblica.


venerdì 17 febbraio 2017

Per i risparmiatori la deflazione non è grave, meglio approfittarne

Fonte: Fatto Quotidiano 9/1/2017
Ma chi scrive di risparmio, vuole incrementare il consumo di ansiolitici? Possibile che la deflazione, cioè l’inflazione negativa, sia presentata come una minaccia? Separiamo il discorso economico generale dall’ottica del risparmiatore. E comunque pure nel primo caso non è detto che un calo del costo della vita abbia una valenza negativa. Fu così durante la Grande Depressione degli anni ’30 del Novecento (e magari ciò vale adesso per l’Italia), ma ci sono anche esempi di deflazione virtuosa. Se la tecnologia riduce i costi di produzione possiamo avere, come nell’ultimo quarto di secolo dell’Ottocento in Europa e in America, l’accoppiata di calo dei prezzi e crescita economica. Al riguardo gli studiosi distinguono fra inflazione da domanda e da offerta, ma non ci addentreremo in tale dibattito.

martedì 14 febbraio 2017

Nuova Renault Clio adesso anche Turbo GPL

Fonte: ecomotori.net
Dal 2012, anno della commercializzazione dell’attuale modello, CLIO si è resa la protagonista indiscussa di una storia di successo inarrestabile, infrangendo ogni anno il record di vendite dell’anno precedente.

Anche nel 2016 Nuova Renault CLIO ha battuto il suo stesso record di vendite dello scorso anno, con quasi 50.000 unità vendute, pari ad una crescita di volumi del 14% rispetto al 2015. Anche quest’anno, per la 4a volta consecutiva, CLIO si è conquistata il titolo di auto straniera più venduta in Italia. Tali risultati si apprezzano ulteriormente se si considera che nello stesso periodo il peso del segmento B sul mercato totale si è ridotto di 2,7 punti, passando dal 40,3% al 37,6%.

Il grande successo di CLIO è da ricondursi principalmente al design firmato da Laurens Van den Acker, completato dalla tecnologia moderna e intuitiva.

lunedì 13 febbraio 2017

Milano - Area C - ecco le novità del 2017

Viaggiare in macchina e parcheggiare a Milano sarà più costoso a partire dai prossimi giorni di metà febbraio 2017, così come decisione dall'Amministrazione comunale nei mesi scorsi.

Lunedì 13 febbraio, in particolare, troverà applicazione il provvedimento green con il quale vi dovrebbe essere una sostanziale riduzione del traffico dei veicoli in centro.

La norma comunale prevede, in particolare, che:
- nell'area C pagheranno il ticket anche i veicoli alimentati a GPL, metano, Bifuel e Dualfuel. Al tempo stesso;
- le auto alimentate a Diesel "Euro 4" senza filtro anti particolato (fap) non potranno più circolare all'interno dell'Area C.


Queste due norme non varranno, fino al 14 ottobre 2018, per i mezzi in proprietà dei residenti oltre alle classiche categorie per il quale esiste una deroga per ragioni di ordine pubblico.

Interessante anche la novità per i pullman turistici: potranno entrare nel centro per far salire/scendere i passeggeri, ma non sostare all'interno dell'Area C.

Altra novità introdotta con le nuove norme riguarda le tariffe per il parcheggio all'interno delle strisce blu: si passerà dall'attuale euro 1,20 a 2,00 euro all'ora e, per quel che riguarda il parcheggio all'interno della  Cerchia dei Bastioni, si arriverà a 3,00 euro all'ora per le prime due ore (ma a partire da fine marzo).

Qui di seguito, le più importanti novità.

domenica 12 febbraio 2017

Buoni fruttiferi postali serie "O"- si al pagamento di tutti gli interessi

I buoni postali serie "O" devono essere rimborsati integralmente in favore del consumatore, ossia con il riconoscimento di tutti gli interessi promessi al momento della sottoscrizione dell'acquisto.

Questo è ciò che è emerso dalla pronuncia del giudice di Pace di Savona che vi proponiamo di seguito, con la quale è stata respinta l’opposizione all’ingiunzione con la quale un risparmiatore aveva ottenuto l'ordine di pagamento di tutti gli interessi verso POSTE ITALIANE S.p.A..

La società si era opposta all'ordine di pagamento di tutti gli interessi stampati sopra i Buoni “serie O” in favore dell'investitore, ma il Giudice di Pace ha confermato il diritto da parte del consumatore ad ottenere il versamento di tutti i soldi promessi.

I Buoni Fruttiferi Postali (Bfp) trentennali ancora in circolazione, tipici quando l’inflazione toccava la doppia cifra e prometteva buon rendimento, sono argomento di attualità da quando la Cassazione, nella ormai nota sentenza n. 13979/2007, ha aperto uno spiraglio per ottenere quanto stampato sul retro del Buono cartaceo.

L’ostruzionismo di Poste e Cassa Deposito e Prestiti


I Buoni serie O, N e O/N (stampati tra il 1974 e il  1986) portati all’incasso oggi si vedono liquidare da parte di Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti interessi ampiamente decurtati, e ciò in virtù degli artt. 173 del Decreto Presidente della Repubblica n. 156/1973 e 6 del Decreto Ministeriale 148/1986. In particolare, quest’ultima norma viene cavillosamente letta come se i buoni emessi prima del 1986 fossero convertiti in quelli delle serie successive, e al minore saggio di interesse di questi ultimi. E’ evidente la politica di chiusura dei cordoni della borsa di Poste Italiane: non vengono più riconosciuti gli interessi al tasso più vantaggioso indicato sui buoni stampati prima del 1986, bensì quelli rideterminati (al ribasso) dopo il 1986.

In questo modo, la prospettiva dei risparmiatori di un investimento sicuro e redditizio è stata a mano a mano erosa, senza convenienti “scappatoie” come il recesso (previste ove la Banca modifichi, di sua iniziativa, le condizioni economiche di un contratto). Si tenga altresì conto del fatto che i tassi rideterminati dopo il 1986 non venivano (e non vengono) “pubblicizzati” efficacemente ai risparmiatori.

La Cassazione in favore dei consumatori - Poste obbligata a rimborsare tutti gli interessi
Una breve premessa è d’obbligo. Oggi le Poste sono organizzate in Società per Azioni e, in tutto e per tutto, soggetti privati; inoltre, i prodotti di investimento postale poco si distinguono dai prodotti di investimento bancario: tuttavia, per questi ultimi è d’obbligo l’indicazione, nel contratto, delle condizioni e dei prezzi praticati; inoltre, la banca non può “inasprire” i prezzi e le condizioni contrattuali senza avere prima informato il cliente, con sua facoltà di recedere.

Al contrario, non sempre per i risparmiatori di poste italiane era (ed è) possibile essere “preallertati” delle variazioni negative dei tassi, a meno che non diventino assidui ed attenti lettori della Gazzetta Ufficiale o delle fantomatiche tabelle appese negli Uffici Postali.

E’ in questo contesto di poca trasparenza si inserisce la oramai nota Cassazione del 2007, la quale, tra l’altro, ha affermato che: “nella disciplina dei buoni postali fruttiferi dettata dal testo unico approvato con il D.P.R. 29 marzo 1973 n. 156, il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti; ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio degli interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal d.m. che ne disponeva l’emissione, deve essere risolto dando la prevalenza alle prime”.

In altre parole, il rapporto tra il risparmiatore e le Poste Italiane è in tutto e per tutto alla pari: questo significa che per gli interessi sui Buoni valgono sempre e solo i patti concordati tra di essi, senza che contino più  gli “sgambetti” operati tramite leggi o altri atti autoritativi.

Gli sviluppi della sentenza – come ottenere gli interessi - il Giudice di Pace di Savona
Diversi Giudici di Pace hanno fatto riferimento al principio espresso dalla Cassazione, e al fatto che il Buono Postale Fruttifero Serie O costituisce piena prova scritta contro Poste Italiane S.p.A., quantomeno per emanare decreto ingiuntivo.

Non importa, dunque, se l’originale del Buono è stato già consegnato e trattenuto dall’Ufficio Postale per il calcolo degli interessi: il Giudice di Pace di Savona ha avuto modo di dire, nella sua recente sentenza, che “quanto alla sufficienza della copia fotostatica del buono postale fruttifero Serie O può costituire piena prova scritta contro Poste Italiane S.p.A., ai fini e per gli effetti di cui all’art. 633 c.p.c.; soccorre a tal proposito la previsione normativa di cui all’art. 2719 c.c. che dispone che le copie fotografiche e/o fotostatiche di una scrittura hanno la stessa efficacia delle copie autentiche, se la loro conformità all’originale è attestata da pubblico ufficiale competente ovvero non è espressamente disconosciuta”.

In pratica, sarà sufficiente per il risparmiatore accorto tenere una fotocopia del Buono postale e, anteriormente all’incasso della somma eventualmente liquidata dall’Ufficio Postale, preavvertire che è da considerare soltanto un acconto sul maggiore importo dovuto. Questa semplice accortezza sventa l’insidia di liberatorie apposte meccanicamente sul buono da parte di Poste Italiane S.p.A.

Qui di seguito la sentenza del Giudice di Pace di Savona:

venerdì 10 febbraio 2017

Poste pay: continuano le truffe verso Poste italiane

Arrivano nuove segnalazioni di tentativi di truffa verso i titolari di postepay, vittime del furto dei propri dati personali e con successivo prelievo dei fondi dal conto Poste.

Il fenomeno è in rilevante aumento, tant'è che recentemente la Polizia ha segnalato la problematica invitando i consumatori a prestare attenzione ad ogni richiesta di dati personali relativi all'account postepay: "Attenzione alcuni cittadini hanno lamentato di essere stati truffati da un falso appartenente alla Polizia Postale, il quale dopo aver contattato telefonicamente le ignare vittime, con raggiri e/o inganni, riusciva a ottenere i codici di sblocco delle loro carte di credito, esponendola ad un verosimile ammanco di denaro. Raccomandiamo al riguardo di non fornire alcun dato personale e di contattare l'Ufficio di Polizia più vicino." (fonte).

Molto spesso, come già segnalato in questo blog, il tentativo di truffa viene avviato con una mail dove viene chiesta l'attivazione di un codice segreto, la conferma di dati personali o, l'accesso ai servizi on line.

Come nel caso che potete vedere di seguito, si viene invitati ad accedere ad altra pagina web ove si consuma il furto dei dati sensibili. Carpiti i dati personali, i truffatori digitali non esitano ad appropriarsi delle somme contenute nella postepay o comunque nel conto corrente di Poste.

Vi invitiamo, pare superfluo, a non dare seguito a queste comunicazioni telematiche.

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