lunedì 23 aprile 2018

Le Venete valgono un regalo da 3,5 miliardi per Intesa

Fonte: Il Fatto Quotidiano 7/2/2018
Nella memoria comune è consolidato il ricordo che Intesa abbia comprato Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca al prezzo simbolico di un euro. Avrebbe cioè preso in carico debiti e crediti pressoché in equilibrio, con un’operazione presentata come equa. Da parte di Banca Intesa addirittura come una specie di atto eroico per salvare la Patria. Il giornalismo di regime ha annuito con fare compunto.

Però è davvero così? Marco Gallea, docente di materie economiche al Politecnico di Torino, ha rifatto un po’ di conti e da un suo recente articolo su Lavoce.info emerge che la storia va riscritta in modo diverso.

domenica 22 aprile 2018

La fuga dal "recinto": la negoziazione assistita ed il legale. Fin quando è necessario?

Facendo seguito alle profonde implicazioni che la pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha aperto l'anno scorso con la decisione n. 57 del 14 giugno 2017 (v. qui), oggi ci occupiamo dell'ordinanza del Tribunale di Verona, sezione III, del 27 febbraio 2018, relativa ai costi della difesa tecnica obbligatoria nella negoziazione assistita. 

Tale pronuncia è di particolare interesse per diversi aspetti. Tra questi, il più appariscente è il fatto che il foro veronese, realtà sensibile al consumatore ed alla piccola impresa, non è nuovo al rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, strumento teso, nel caso, a verificare se gli sforzi riformatori profusi dal legislatore nostrano in materia di ADR sono compatibili con il diritto dell'Unione Europea (v. Tribunale di Verona). 

Le "falle" del sistema italiano: la negoziazione assistita è uno degli istituti deflattivi del contenzioso giudiziale che il legislatore italiano ha introdotto con il "decreto giustizia" (d.l. n. 132/2014 convertito in l. n. 162/2014).

Per quanto qui degno di attenzione, l'istituto consiste nell'accordo (o, meglio, "convenzione") mediante la quale le parti si adoperano alla cooperazione secondo buona fede e lealtà, e ciò al fine di risolvere in via amichevole una controversia con l'assistenza indefettibile dell'avvocato

Anche per questo istituto il legislatore italiano ha tracciato il confine tra le ipotesi di negoziazione facoltativa e quelle obbligatorie, queste ultime previste per le azioni riguardanti il risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti  e le domande, a qualsiasi titolo, di pagamento di somme non eccedenti i 50.000,00 Euro, purché non comprese nell'elenco delle materie oggetto di "mediazione obbligatoria". 

La logica che ha animato il legislatore italiano è abbastanza lineare, prevedibile e, forse, discutibile: poiché "ce lo chiede l'Europa" e si deve recuperare un notevole ritardo culturale,  si impone questa o quella procedura di risoluzione alternativa della controversia, anche se l'Europa non ha proprio detto così. 

Il ritardo culturale che si cerca di superare tramite soluzioni calate dall'alto, tuttavia si introduce "dalla finestra": costituzione alla mano, si dice che il diritto sostanziale va tutelato tramite il diritto di azione davanti al giudice statuale, terzo ed imparziale, e con l'ausilio necessario dell'avvocato. 

Stante nella mentalità del giurista italiano la monolitica centralità della giurisdizione, le soluzioni alternative della controversia sempre (o quasi) gravitano intorno al contenzioso. 

L'ordinanza veneta: la pronuncia in esame prende le mosse dall'eccezione mossa in giudizio circa il mancato esperimento della negoziazione assistita obbligatoria in una causa che verte su sinistri stradali.

Chiamato a pronunciarsi, il giudice si è interrogato in questi termini: "occorre peraltro verificare se la disciplina nazionale che ha introdotto tale presupposto dell'azione sia compatibile con il diritto Ue". 

In risposta a tale interrogativo ed in continuità con gli indirizzi inaugurati dalla Corte di Giustizia UE, lo stesso ha affermato che: "Sul punto occorre rammentare che con la recente sentenza n. 457 del 14 giugno 2017 la Corte di Giustizia Ue, ribadendo i principj già affermati dalla sentenza del 18 marzo 2010, in tema di tentativo di conciliazione obbligatoria per le liti in materia di telecomunicazioni, ha elencato le condizioni in base alle quali qualsiasi tipo di Adr obbligatoria può ritenersi compatibile con il principio comunitario della tutela giurisdizionale effettiva, sancito dagli artt. 6 e 13 della CEDU e dall'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. 

Secondo la Corte tale giudizio di compatibilità può essere espresso qualora la procedura soddisfi congiuntamente tutte le seguenti condizioni: 

1) non conduca ad una decisione vincolante per le parti; 

2) non comporti un ritardo sostanziale per la proposizione di un ricorso giurisdizionale; 

3) sospenda la prescrizione o la decadenza dei diritti in questione; 

4) non generi costi, ovvero generi costi non ingenti (...), per le parti (...)"

- Avvocato obbligatorio? La parola alla Corte di Giustizia: degna di nota è l'argomentazione utilizzata dal giudice "picconatore" a chiusura dell'ordinanza, nella quale viene sostenuto che l'imposizione di un avvocato in queste procedure costituisce, sempre, un costo assai salato ed ingiustificato che la parte è costretto a mettere subito nel bilancio.  

A questo punto, vale la pena di riportare alcuni degli stralci più incisivi dell'ordinanza: "Ad avviso di questo giudice la disciplina nazionale negoziazione assistita non rispetta l'ultima delle predette condizioni [n.d.r. il punto 4) sopramenzionato], poiché, non potendo prescindere dall'intervento di un difensore, comporta dei costi non contenuti per le parti, tenuto conto dei criteri di determinazione del compenso di avvocato attualmente vigenti".

Ancora: "Nè potrebbe validamente obiettarsi, al fine di escludere la rilevanza del profilo in esame, che i costi per l'assistenza difensiva possono essere recuperati dalla parte che, dopo aver preso parte alla negoziazione, risulti vittoriosa nel successivo giudizio o, in alternativa, in virtù di una transazione raggiunta con la controparte poiché tali esiti sono incerti sia nell'an che nel quando, mentre ciò che la Corte di Giustizia (...) ha inteso evitare è che ciascuna delle parti che partecipano alla procedura di Adr debba sostenere un onere economico immediato, o meglio sia gravata della relativa obbligazione.".

Tanto premesso, la questione sarà eventuale oggetto di un rinvio pregiudiziale (l'ennesimo). Ad ora, l'esito non è prevedibile, tuttavia non si possono ignorare i potenziali sviluppi sul diritto (o l'onere) alla difesa tecnica. 

Di seguito, trovi l'ordinanza per esteso.                       

venerdì 20 aprile 2018

Rovasenda (VC): 22 aprile 2018 - Il riso: alimento fondamentale per la salute umana

Consumer ADR, avvocati e contenzioso: il punto del CNF

Sono alcuni anni che in Italia si sperimentano nuovi meccanismi per la risoluzione delle controversie tra consumatori e professionisti (le c.d. CDR, dall'inglese Consumer ADR), che riguardano la vendita di beni o la prestazione di servizi (quali quelli finanziari, la fornitura di energia, le telecomunicazioni etc.). 

Considerato l'importo spesso irrisorio, il ricorso ad un avvocato e l'avvio di un procedimento giudiziario possono comportare un dispendio di tempo e denaro che il consumatore non è semplicemente disposto a sopportare.

Le procedure di risoluzione alternativa delle controversie in materia di consumo si sono pertanto sviluppate in molti stati membri dell'UE, ed in alcuni esistevano già da decenni.  

mercoledì 18 aprile 2018

Sicurezza alimentare: a Bolzano parte il progetto "latte nelle scuole"

Fonte: comunicato stampa 18/4/2018
Sono 7.000 i bambini delle scuole elementari altoatesine di età compresa fra 6 e 11 anni, appartenenti a 88 istituti diversi, che da oggi durante le lezioni riceveranno fino alla fine dell'anno scolastico prodotti lattiero-caseari locali: due volte la settimana il latte fresco biologico e una volta la settimana yogurt intero o il formaggio Stelvio Dop. Il programma latte nelle scuole si svolge parallelamente al programma "Frutta e verdura nelle scuole" partito nove anni fa in Alto Adige. Alcune scuole sono ora iscritte a entrambi i programmi. Andreas Werth, direttore dell'Ufficio servizi agrari, che coordina entrambi i progetti a livello provinciale, insieme a Joachim Reinalter, Obmann della Mila, hanno manifestato la propria soddisfazione durante il primo appuntamento, che ha avuto luogo questa mattina (18 aprile) alla scuola elementare di Settequerce. Nell'ambito del progetto infatti molti bambini hanno la possibilità di conoscere da vicino i prodotti lattiero-caesari dell'Alto Adige e di sviluppare una maggiore sensibilità per un'alimentazione equilibrata.

lunedì 16 aprile 2018

Telefonate selvagge - Vodafone "stangata" dal Garante della privacy

Fonte: comunicato stampa del 4 aprile 2018
Vodafone non potrà più inviare sms o effettuare chiamate per finalità di marketing a chi non abbia manifestato uno specifico consenso o abbia addirittura chiesto di non essere più disturbato con offerte commerciali. La società telefonica dovrà inoltre ridefinire le proprie procedure interne nella gestione dei dati utilizzati per le campagne promozionali. Questa la decisione adottata dal Garante (doc. web n. 8233539) all'esito di un'indagine decisa sulla base delle innumerevoli segnalazioni ricevute da persone che lamentavano la continua ricezione di offerte commerciali indesiderate da parte della compagnia e dei suoi partner commerciali.

domenica 15 aprile 2018

Sacchetti bio & supermercato: il consumatore se li può portare da casa (e non pagare 1 centesimo)

Potrebbe essere una bella novità per i consumatori, tutt'altro che lieti della recente novità legislativa Consiglio di Stato.

Inutile negare che la recente decisione di obbligare i consumatori - che intendono accedere ai settori frutta e verdura dei supermercati - all'utilizzo (a pagamento) dei sacchetti monouso dei venditori, ha infastidito non poco, dando l'idea di ennesima illegittima richiesta di pagamento.

Il recente parere n. 859 del 2018 potrebbe sovvertire tale nuova pratica, liberando il consumatore dall'obbligo di dover pagare 1 centesimo al venditore per l'acquisto del singolo sacchetto.

L'intervento del Consiglio di Stato è conseguenza della richiesta avanzata dal Ministero della salute, il quale aveva sollevato una serie di quesiti relativi al sacchetto bio, tra i quali se il consumatore possa utilizzare - nei soli reparti di vendita di frutta e verdura dei supermercati - i sacchetti monouso nuovi non acquistati dallo stesso venditore e se quest'ultimo può vietarne l'utilizzo.

Il Consiglio di Stato ha dato riscontro ai quesiti del Ministero, richiamando la disciplina prevista in materia, ed in particolare l’art. 226 ter, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, introdotto dall’art. 9 bis, d.l. 20 giugno 2017, n. 91, convertito nella l. 3 agosto 2017, n. 123, norma finalizzata all'eliminazione delle borse di plastica in materiale leggero, così come previsto dalla Direttiva (UE) 2015/720.

La norma in parola ha, tra l’altro, disposto che “le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati per il loro tramite.".

E proprio da questo quadro normativo che ha preso avvio il ragionamento seguito dal Giudice amministrativo, secondo il quale il consumatore è legittimato ad utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti al di fuori dell'esercizio commerciale per comprare frutta e verdura sfusa nei supermercati, sempreché "idonei a preservare l'integrità della merce e rispondenti alle caratteristiche di legge".

L'esercizio commerciale, per contro,  non può "vietare tale facoltà" al consumatore, obbligandolo ad utilizzare esclusivamente i suoi sacchetti, non trovando tale limitazione alcuna giustificazione normativa.

Questo parere, che potete leggere di seguito, potrebbe aprire la strada all'acquisto autonomo dei sacchetti monouso da parte del consumatore.

sabato 14 aprile 2018

Autonoleggio a lungo termine: sanzionate le condotte commerciali ingannevoli

Fonte: comunicato stampa 29 marzo 2018
L’Autorità ha sanzionato per  300.000 euro la società Oscar Rent (oggi XPROJECT CARS ASSOCIATED LORIGA & LEILA S.r.l.) per due pratiche commerciali scorrette, una ingannevole e una aggressiva.

In particolare, la società ha fornito indicazioni ingannevoli in ordine alla disponibilità delle autovetture offerte a noleggio e ai tempi di consegna delle stesse. Le evidenze hanno dimostrato che la società ha proposto e concluso nel corso degli anni 2016-2017 il noleggio a lungo termine di molte autovetture, raccogliendo numerosi ordini attraverso un’estesa rete di agenti operanti sul territorio nazionale, senza però poi consegnare i veicoli ordinati nei termini previsti.

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